L’ECO: UNA NUOVA MONETA PER UN RINNOVATO EQUILIBRIO WEST AFRICANO?

Questo articolo è inserito nel filone “Africas from within – approfondimenti sulla moneta ECO”, 
una serie di contributi di studiosi e ricercatori provenienti principalmente dai paesi
coinvolti nel processo di integrazione monetaria regionale o nella diaspora.

Il nostro intento è di fornire ai lettori una pluralità di punti di vista e approcci su un tema
per nulla facile, che coinvolge paesi con modelli economici poco affini o in contrasto tra
loro, con un impatto che trascende l’ambito puramente economico e abbraccio ogni ambito della
vita di milioni abitanti. Inoltre, mantenere una traccia dell’evoluzione degli eventi e
degli scambi politici e l’orientamento dell’opinione politica ci permetterà di rivivere,
in forma diversa, l’analogo processo in Europa iniziato nel 1969 e tuttora in corso.

 

Nel giugno 2019, i 15 paesi africani membri della Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), hanno annunciato l’imminente adozione di una moneta comune: L’ECO.

Non si tratta di un semplice cambio di moneta, bensì di uno spostamento del baricentro politico, economico e sociale della zona West Africana.

Come ci insegna la storia, dell’Unione Europea e dell’Euro, il processo che conduce all’adozione di una moneta unica è sempre molto graduale e caratterizzato da diverse fasi preliminari di allineamento e da un continuo avvicinamento delle volontà politiche dei paesi coinvolti.

L’Ecowas come istituzione e area eterogenea

Istituito il 28 maggio 1975 con il trattato di Lagos, in Nigeria, l’ECOWAS nasce per promuovere l’integrazione e la cooperazione economica dei paesi dell’Africa Occidentale Subsahariana; Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal, Nigeria, Sierra Leone, Cabo Verde, Ghana, Liberia, Guinea e Gambia.

Secondo i dati riportati dall’ECOWAS stessa, trattasi di un’area di 5,1 milioni di chilometri quadrati su cui risiedono circa 300 milioni di persone. Se da un lato le tre lingue ufficiali sono l’inglese, il francese e il portoghese, dall’altro l’esistenza di un numero altissimo di lingue locali sono prova della varietà culturale, sia tra i diversi paesi che all’interno dei paesi stessi.

L’eterogeneità dell’area non è dettata solo dal fattore linguistico-culturale, ma anche dalle condizioni economiche e politiche dei diversi paesi. Tutti i paesi dell’area basano le loro economie principalmente sul mercato informale e sull’esportazione di materie prime, alcuni vantano di economie più performanti di altre. La Costa d’Avorio e il Ghana grazie alla prossimità con il  Golfo di Guinea hanno sviluppato delle aree portuali molto sofisticate, oggi punti di riferimento per gli scambi commerciali su scala globale. La Nigeria la “scoperta” dell’oro nero, il petrolio, ha fatto del paese il maggiore produttore di petrolio in Africa.

Queste configurazioni naturali vantaggiose, al netto della performance dei vari governi e delle loro amministrazioni, si sono tradotte in un reale vantaggio competitivo. Secondo i dati statistici forniti dall’ECOWAS, la Nigeria è la più grande economia dell’area con un PIL di poco meno di 400 Milioni di dollari annui, seguita dal Ghana con un PIL di 65 Milioni, Costa D’Avorio 43 Milioni e il Senegal 23 Milioni di dollari annui.

Dal punto di vista organizzativo, nel corso del tempo l’ECOWAS ha instaurato un meccanismo di governance a rotazione annuale in cui ogni stato membro, a turno, è alla testa della Presidenza Generale. L’anno di governance prevede anche la direzione del Consiglio dei Ministri, degli alti funzionari e dei comitati tecnici. Tra le altre istituzioni dell’ECOWAS si elencano anche la Corte di giustizia, il Parlamento, la Banca per gli investimenti e lo sviluppo dell’ECOWAS e altre agenzie specializzate. Queste vengono definite anche istituzioni comunitarie poiché il loro processi decisionale non dipendono necessariamente dal volere dei singoli Stati.

La laicità politica dell’ECOWAS non preclude meccanismi di potere; la leadership politica segue con precisione quasi algoritmica le condizioni economiche sopra descritte. La bilancia decisionale pesa più dal lato della Nigeria, tuttavia, un contrappeso importante è rappresentato dall’azione spesso congiunta di otto paesi; Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo.

Questi paesi godono di una maggiore “intimità” economica perché membri anche dell’Unione economica e monetaria ovest-africana (UEMOA). L’UEMOA fu creata nel 1994 con il trattato di Dakar, Senegal, e prevede sia l’unione doganale che l’utilizzo di una moneta comune; il franco CFA, ovvero il “Franco delle colonie francesi d’Africa”, ribattezzato “Franco della Comunità Finanziaria dell’Africa” dopo le indipendenze.

In uno scenario in cui abbiamo dei paesi forti come la Nigeria e il Ghana da un lato e dall’altro una unione (UEMOA) all’interno di un’altra (ECOWAS) capitanata dalla leadership Ivoriana, il processo d’integrazione monetaria a livello regionale, attraverso l’ECO, rappresenta una sfida non priva di opinioni ed interessi geo-economici contrastanti.

I diversi aspetti legati all’introduzione dell’ECO

Il primo tentativo di lancio di una moneta unica risale a dicembre 2009, ma la sua introduzione è stata rinviata più volte, per poi riprendere il dialogo nel 2018 in vista del lancio nel 2020.

La letteratura ricorda che il motivo per cui fino ad oggi il sogno della moneta comune non ha visto il giorno è legato alla grande disomogeneità delle economie coinvolte.

Quando si parla di moneta unica tutto parte dalla scelta dal meccanismo di ancoraggio della moneta a cui segue l’analisi di cinque aspetti ben precisi: Le dinamiche internazionali, quelle interne, gli effetti economici, politici e l’opinione pubblica.

La prospettiva internazionale

L’ECO per come annunciato e concepito da l’Ecowas prevederebbe un sistema di cambio flessibile con un meccanismo di controllo dell’inflazione.

Con regime di cambi flessibile s’intende che il valore della moneta è dettato, principalmente, dal volume degli scambi internazionali, importazioni e esportazioni, Maggiore è il numero di esportazioni maggiore sarà il valore della moneta, perché al livello internazionale aumenta la richiesta di valuta locale per acquistare (importare) i prodotti.

In un contesto del genere è dunque facile immaginare la volatilità dei prezzi, ad esempio dovuto al fatto che i paesi dell’ECOWAS importano molto più di quanto esportano e le esportazioni riguardano in prevalenza materie prime con un basso valore di mercato. Questi problemi però, non bastano ad arenare l’opzione ECO; bisogna tenere in considerazione che ad adottare la valuta, non sarebbe un solo paese bensì 15, e questi operando congiuntamente, avrebbero maggiore peso nella bilancia degli scambi internazionali. Su scala globale un altro punto in favore dell’ECO è rappresentato dallo stimolo che la moneta unica avrebbe nell’ aumento degli investimenti stranieri. Ciò dovuto al fatto che una moneta comune, viene generalmente considerata come uno strumento migliore di mitigazione del rischio d’investimento.

La prospettiva interna

Oltre alla prospettiva globale dettata dal volume delle esportazioni e dagli investimenti stranieri, non bisogna ignorare quella interna dettata dal livello degli scambi intra regionali. Con l’entrata in vigore del Trattato di Libero Commercio Continentale Africano (AfCFTA) del luglio 2019 si prevede un aumento degli scambi intra continentali. Secondo l’Organizzazione Internazionale per il Commercio[1] (World Trade Organization) l’AfCFTA porterebbe nel medio-lungo periodo ad un aumento dei salari medi e ad una significativa riduzione della povertà nel Continente. In West Africa, in particolare, si prevede che 12 milioni di persone uscirà dalla soglia dell’estrema povertà. Quindi la zona di libero scambio sarebbe per i paesi dell’ECOWAS un vantaggio competitivo su scala globale, ciò grazie all’annullamento dei costi di transazione, dovuto all’utilizzo della moneta comune. Ciò significa che le imprese, i piccoli commercianti e tutti gli altri agenti economici inclusi i consumatori tra i diversi paesi avranno la possibilità di effettuare le interazioni economiche e commerciali senza dover perdere valore scambiando la valuta nazionale con quella della controparte.

Aspetti economici: criteri di stabilità e di convergenza

Come ci insegna il percorso europeo, l’identificazione di criteri di stabilità e l’instaurazione di una banca centrale sono una conditio sine qua non per un processo d’integrazione monetaria. Alla luce di ciò l’ECOWAS ha previsto l’istituzione di una Banca Centrale incaricata di stampare e regolare il funzionamento della moneta comune. La Banca vanterebbe di una totale autonomia e indipendenza nel scegliere le strategie monetarie con obiettivo principale quello di garantire la stabilità dei prezzi, mantenendo un tasso di inflazione medio annuo inferiore al 10%.

Guardando al comportamento dei singoli Stati sono previsti dei criteri di convergenza da dover rispettare. Gli Stati devono mantenere un deficit di bilancio inferiore al 3%, garantire la disponibilità delle riserve esterne lorde per un valore di almeno tre mesi di importazioni e limitare al  10% del gettito fiscale dell’anno precedente il finanziamento del deficit di bilancio da parte della Banca Centrale.

Le considerazioni sui criteri di stabilità e di convergenza sono importanti perché ci permettono di trattare la questione dei meccanismi di potere interni e la questione del divario tra i paesi in un contesto di integrazione economica-monetaria.

Partendo da livelli di performance economica diversi, ci sono sempre dei paesi che traggono maggior vantaggio dalla moneta unica rispetto ad altri. In realtà i dati riportati dalla Banca di Sviluppo Africana[2] mostrano che praticamente tutti i paesi membri dell’ECOWAS hanno soddisfatto il criterio principale del finanziamento del deficit da parte della Banca Centrale. La maggior parte dei paesi (53%) ha anche soddisfatto il criterio primario relativo al livello di deficit di bilancio e di inflazione.

Inoltre, la Banca di Sviluppo Africana ritiene che la convergenza delle economie non debba essere una condizione rigorosa per la partecipazione di un paese alla moneta unica per due ragioni pratiche. In primo luogo, non esistono aree valutarie ottimali (optimum currency area). L’esperienza ha dimostrato che le aree valutarie ottimali, così come definite da un Mundell (1961)[3] , non sono mai realmente esistite e probabilmente non esisteranno mai; salvo circostanze eccezionali, non ci sarà mai concordanza tra un territorio politico con una moneta unica emessa da un’autorità politica sovrana e un territorio economico omogeneo che è appropriato per una moneta unica. In secondo luogo, la convergenza delle economie non deve essere una condizione strettamente necessaria per la partecipazione di un paese alla moneta unica, gli sforzi di convergenza possono produrre solo risultati limitati. La convergenza reale, quella che rende omogenee le situazioni, deve essere vista come l’avvicinamento delle strutture e dei cicli di attività delle economie.

Attualmente, questa convergenza è ben lungi dall’essere raggiunta perché modificare le strutture del settore reale di un’economia richiede molto tempo. Ecco perché, secondo la Banca di Sviluppo Africana, in questo processo di integrazione che mira ad una moneta unica, è la convergenza nominale o la convergenza degli aggregati macroeconomici che deve essere ricercata.

Inoltre, alcuni autori hanno messo in discussione la natura statica dei criteri di convergenza generalmente adottati, sostenendo che l’integrazione monetaria può anche contribuire ex post a rafforzare la convergenza tra gli Stati membri. Infatti, quest’ultima dovrebbe essere vista come un obiettivo continuo e non come una precondizione per l’adesione all’Unione monetaria.

Aspetti geopolitici

Con un’analisi del contesto politico, si riaprono questioni geopolitiche e geoeconomiche che, forse, non sono mai state chiuse; basti pensare ai paesi dell’UEMOA  e alla loro stretta relazione economica con la Francia.

Questo aspetto non è da sottovalutare; nel dicembre 2019, Alassane Dramane OUATTARA, l’attuale presidente della Costa d’Avorio ha annunciato  la riforma del franco CFA e che alla  moneta attuale si  sostituirebbe appunto l’ECO. OUATTARA vorrebbe introdurre in maniera anticipata l’ECO nei paesi dell’UEMOA con una prospettiva alternativa che prevede con una parità fissa con Euro e sotto garanzia della Francia.

A questo affronto diplomatico avanzato dal presidente ivoriano i sette paesi membri  dell’ECOWAS ma non dell’UEMOA (Nigeria, Sierra Leone, Cabo Verde, Ghana, Liberia, Guinea, Gambia)  hanno risposto, in maniera forte ma non unanime.

In particolare, l’attuale presidente della Nigeria, Muhammadu BUHARI [4]ha denunciato la volontà di OUATTARA di voler “trascinare” gli altri paesi dell’Ecowas nella sudditanza economica francese.

NANA Akufo-Addo[5], presidente del GHANA, con un ragionamento puramente economico, opterebbe per una transizione graduale da un ancoraggio all’Euro ad un regime di cambi flessibile. Giustifica la sua tesi con il fatto che i paesi dell’area scambiano molto con i paesi europei, ma che è comunque imperativo puntare ad un regime flessibile per garantire l’obiettivo di indipendenza economica.

L’ opinione pubblica

Dal punto di vista dell’analisi economica dell’ECO l’opinione pubblica è tanto importante quanto gli aspetti fino ad ora analizzati, perché la “fiducia” che gli utilizzatori della moneta pongono nella stessa è molto importante. Trattasi in altri termini della teoria delle aspettative che si autoverificano: se esiste un sentimento di avversione alla moneta le probabilità che gli effetti positivi  auspicati si verifichino si riduce fortemente. Se per molte questioni politiche ed economiche la società civile africana non è impegnata attivamente, la questione ECO sembra stare particolarmente a cuore alle popolazioni interessate.

Dopo le dichiarazioni di OUTTARA, gran parte della popolazione civile, in particolare quella dei paesi dell’UEMOA vede nell’ECO l’inaugurazione di una forma rivista di dipendenza economica dalla Francia.

Infatti, nonostante i paesi dell’ ECOWAS non siano mai stati così tanto vicini all’adozione dell’Eco, il dissenso della popolazione, al netto degli altri fattori, potrebbe rappresentare un grande freno a questa iniziativa. Ciò non significa che la moneta non verrà adottata, ma che bisogna tenere conto delle possibilità di boicottaggio.

ECO e l’emergenza sanitaria (COVID 19)

Secondo i dati del Centro africano per il Controllo e la Prevenzione delle malattie (CDC) Africa, al 30 giugno 2020, i 15 Paesi membri dell’ECOWAS contavano un numero  totale di 144.702 casi, di 4.000 decessi[6].

Nonostante il numero di casi in Africa sia notevolmente inferiore rispetto al trend di contagi nel resto del mondo, l’inaspettata comparsa della Covid-19 ha posto in un secondo piano la grande questione della moneta comune dell’Africa occidentale.

Attualmente le energie, sia al livello continentale che regionale si sono impiegate al contenimento della propagazione del virus.

La scadenza del 2020 sarà rispettata?

Anche se può essere difficile determinare quali scenari si tradurranno in realtà, il lancio della moneta unica dell’ECOWAS nel 2020 potrebbe essere nuovamente rinviato. Ciò nonostante I paesi dell’Ecowas continuano a confermare la volontà di non vanificare gli sforzi sino ad ora compiuti per l’adozione della moneta comune.

Perché la moneta unica è e rimane un’opportunità per affrontare in modo più efficace le numerose questioni monetarie che questi paesi si trovano ad affrontare. I paesi dell’Ecowas sono coscienti che nessuno di loro può risolvere da solo le grandi sfide economiche e monetarie, la moneta unica è quindi per questi un’opportunità di mettere in comune le proprie risorse monetarie, una condizione indispensabile per perseguire i propri obiettivi monetari individuali e collettivi nell’attuale contesto internazionale.

Sitografia

https://www.afdb.org/fileadmin/uploads/afdb/Documents/Publications/AEB_Vol_7_Issue_1_2016_Why_and_when_to_introduce_a_single_currency_in_ECOWAS.pdf

https://www.africanews.com/2019/12/30/ghana-backs-west-africa-s-eco-currency-opposes-euro-peg/

http://www.rfi.fr/en/international/20200210-nigeria-calls-delay-eco-regional-single-currency-launch-presidency

https://www.bbc.com/afrique/region-50891906

https://www.bbc.com/news/world-africa-48882030

https://edition.cnn.com/2019/07/01/africa/single-trade-currency-ecowas/index.html


[1] https://www.wto.org/english/thewto_e/acc_e/afcfta_feb11maryla.pdf

[2]https://www.afdb.org/fileadmin/uploads/afdb/Documents/Publications/AEB_Vol_7_Issue_1_2016_Why_and_when_to_introduce_a_single_currency_in_ECOWAS.pdf

[3] Mundell, R.A. (1961), “A Theory of Optimum Currency Areas”, American Economic Review reproduced on Blejer, M.I., Frenkel, J.A., and Leiderman, L., and Razin, A. (1997) eds, in cooperation with D.M. Cheney, Optimum Currency Areas: New Analytical and Policy Developments”, International Monetary Fund.

[4] http://www.rfi.fr/en/international/20200210-nigeria-calls-delay-eco-regional-single-currency-launch-presidency

[5] https://www.africanews.com/2019/12/30/ghana-backs-west-africa-s-eco-currency-opposes-euro-peg/

[6] http://www.ecodafrik.com/uemoa-la-monnaie-unique-eco-retardee-par-le-coronavirus/




Assita Kone

Master en commerce international. Intérêt principal: études économiques pour la Renaissance Africaine