Le sfide dell’imprenditoria agricola e dell’innovazione digitale in Africa: il caso del Senegal

L’Africa, il continente con il più grande numero di terre arabili incolte, ha la capacità di produrre cibo per l’intero pianeta. Le economie africane, tuttavia, restano ancora fortemente dipendenti dalle importazioni di prodotti agricoli. Mentre per alcuni Paesi ricchi di materie prime, il peso dell’importazione di derrate alimentari sulla bilancia commerciale è, in parte, compensato dall’esportazione di risorse energetiche o minerarie, per altri le difficoltà strutturali delle economie sono aggravate dalle necessità di importazione di beni agricoli. Tale dinamica contribuisce ad accentuare l’insicurezza alimentare di ampie fasce di popolazione, poiché l’importazione strutturale di beni alimentari priva i governi di risorse economiche altrimenti destinate alle agende di sviluppo o alla riduzione della povertà. Secondo il direttore di TechnoServe, Larry Umunna, il continente africano ha speso nel 2016 intorno ai 35 miliardi di dollari nell’importazione di prodotti alimentari, e potrebbe raggiungere i 110 miliardi di dollari nel 2025: il rafforzamento del trend, qualora confermato, produrrà effetti deleteri sulle economie continentali, causando un’ulteriore erosione delle attività agricole e dei posti di lavoro a esse associati.

L’Africa conta in media più del 50% della forza lavoro attiva nelle attività agricole, con l’eccezione di alcuni Stati in cui la popolazione lavorativa impiegata nel settore primario rappresenta l’80% del totale. In molti casi, la grande varietà di specie e colture che caratterizza il continente è trascurata in favore di monoculture da esportazione: al contrario, tale diversità avrebbe il potenziale per fare dell’agricoltura un settore in forte sviluppo economico, con la capacità di produrre alimenti ad alto valore nutritivo, sfamare le popolazioni locali e lottare contro l’insicurezza alimentare. Per i piccoli produttori e commercianti che non dispongono degli strumenti necessari a sostenere le diverse fasi di produzione e commercializzazione, infatti, l’accesso alla distribuzione su larga scala diventa pressoché impossibile. Inoltre, la continua crescita del fabbisogno alimentare urbano ha dato vita a una maggiore domanda di differenziazione dei prodotti di consumo, che richiede ai produttori la disponibilità di infrastrutture costose. Paradossalmente, i consumatori trovano più facile accesso a prodotti sostitutivi provenienti dall’Europa o dall’Asia, e faticano a reperire i frutti della loro terra.

In un’epoca globalizzata i consumatori che vivono nelle aree urbane si sono abituati a consumare alimenti industriali e raffinati di importazione, piuttosto che utilizzare i prodotti agricoli della propria terra e contribuire così al mantenimento della biodiversità e alla creazione di impiego per gli agricoltori locali. Problematiche quali l’accesso al finanziamento, le infrastrutture inadeguate per la conservazione dei prodotti agricoli, la difficile logistica, l’assenza di imballaggio degli alimenti e l’accesso al mercato sono tra le cause che impediscono agli agricoltori che lavorano nella catena di valore agricola di avere un livello di vita decente e poter contribuire al sostentamento delle proprie famiglie e comunità.

Al fine di migliorare i sistemi di produzione alimentare in Africa e sviluppare delle soluzioni legate ai problemi causati dal cambiamento climatico, dalle politiche obsolete e dalle catene di valore agricole mal organizzate, l’innovazione digitale applicata all’agricoltura rappresenta una soluzione concreta, suscettibile di aiutare gli agricoltori a essere più informati e consapevoli sulle decisioni da prendere.

Con un tasso di penetrazione dei telefoni portatili del 33% nel 2018 in Africa subsahariana, e il 39,6% della popolazione africana connessa a Internet nel 2019, il continente vede nascere diverse iniziative che si basano su nuovi modelli di business, che offrono servizi per il mondo rurale attraverso l’utilizzo di dispositivi mobili come il mobile money, la tecnologia USSD (Unstructured Supplementary Service Data) e lo sviluppo di soluzioni IoT (Internet of Things).

Numerosi progetti imprenditoriali di giovani africani basati sull’impiego del digitale nel settore agricolo stanno cercando di risolvere alcune problematiche che affliggono i contadini grazie a delle tecnologie open source, facilitando l’accesso all’informazione. Piattaforme e-commerce per promuovere i prodotti del territorio, applicazioni SMS per informare gli agricoltori sul prezzo dei prodotti agricoli sul mercato, oggetti connessi (IoT) per irrigare il campo a distanza, sono solo alcune delle molteplici soluzioni sviluppate da startup africane per risolvere parte delle problematiche che affliggono i coltivatori e valorizzare i prodotti nutritivi del territorio. Il rafforzamento delle capacità di giovani e donne nel settore agricolo locale offre il potenziale per un cambiamento e una crescita delle economie dei paesi africani, che trovano nell’imprenditoria agricola e nell’innovazione digitale la possibilità di creare nuovi posti di lavoro e di combattere la disoccupazione: si stima che investire sull’empowerment delle donne potrebbe da solo aumentare la produttività delle coltivazioni del 20-30%, far accrescere la produzione agricola dal 2,5 al 4,0% e far uscire dalle 100 alle 150 milioni di persone dalla povertà.

In tale contesto, il Senegal offre esempi interessanti e particolarmente significativi, che rinviano a una realtà imprenditoriale dinamica e rappresentativa delle iniziative sorte a livello continentale per migliorare produttività e competitività dei sistemi agricoli, intervenendo sulle ragioni di fragilità strutturale del settore attraverso l’applicazione di tecnologie ICT a basso costo.

 

Il caso del Senegal

Secondo l’OPTIC, l’Organizzazione senegalese dei professionisti delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, il settore delle ICT è considerato un fattore di crescita per la creazione di ricchezza e di occupazione in Senegal, che ha contribuito all’incremento del Pil del 5% tra il 2012 e il 2015. Negli ultimi quindici anni il numero di utenti collegati a Internet in Senegal è aumentato, passando da centomila utenti nel 2002 agli oltre 3,6 milioni di utenti nel 2017, mentre i clienti di telefonia mobile sono passati dal 76,84% del Dicembre 2011 al 107% nel 2017. Lo sviluppo del settore agricolo è al centro del Plan Sénégal Emergent (PSE), il programma strategico per lo sviluppo economico emanato dall’attuale governo senegalese. Il settore impiega 15.000 dipendenti permanenti e ha un fatturato di esportazione dei prodotti ortofrutticoli di 100 milioni di euro, attirando sempre più investitori stranieri. Faticano invece le colture per il consumo locale come il riso, importato per la maggior parte dai paesi asiatici a discapito della produzione e consumo di cereali locali come il miglio e il fonio, ricchi in sostanze nutrienti e usati tradizionalmente nella cucina locale.

Da qualche anno, giovani imprenditori e imprenditrici si danno da fare per creare delle soluzioni digitali che possano aiutare gli agricoltori e allevatori a valorizzare i propri prodotti e promuoverne il consumo presso la popolazione senegalese.

Sooretul, che in wolof significa ‘non troppo lontano’, è un progetto lanciato nel 2014 da tre ragazze senegalesi con l’obiettivo di fornire uno spazio online alle donne impegnate nella trasformazione di frutti e cereali locali e aiutarle trovare spazio nel mercato dominato dalle importazioni di prodotti europei. Dopo avere frequentato l’università nella capitale, diventando ingegnere informatico, Awa Caba (co-fondatrice di Sooretul) ha conosciuto altre ragazze appassionate di tecnologia e sviluppo e, insieme, hanno fondato le Jjiguène tech hub, un’associazione che ha dato avvio a diversi progetti nell’ambito dell’agricoltura e della formazione nel campo delle ICT per le donne senegalesi.

Amy Kebe, giovane imprenditrice senegalese e madre di tre figli, ha lanciato nel 2015 Jokalante, una startup digitale che ha come missione primaria quella di diffondere l’informazione agricola per i contadini delle zone rurali, dove manca l’elettricità e il tasso di analfabetismo è più sviluppato. Grazie a una rete di una trentina di radio comunitarie, Jokalante ( ‘dialogo’ o ‘scambio di idee’ in lingua wolof) diffonde le informazioni sulle tecniche sostenibili per produrre il compost e cerca di comprendere i problemi degli agricoltori che ascoltano le emissioni radio tramite una piattaforma digitale, che raccoglie i messaggi dei contadini tramite messaggi vocali nelle molteplici lingue locali parlate nel paese.

Amadou Sow appartiene a una famiglia di pastori e allevatori di etnia Peul nella regione di Fatick in Senegal ed è uno dei protagonisti della rivoluzione digitale contemporanea. Dopo aver compreso le problematiche che affliggono il settore dell’allevamento in Senegal, Amadou ha deciso di fondare Daral Technologies, una startup digitale in grado di riempire il vuoto istituzionale e la mancanza di statistiche affidabili attraverso un software che mappa gli allevatori e il loro bestiame, per prevenire le epidemie e i furti.

Sooretul, Jokalante e Daral Technologies, sono solo tre esempi di un più ampio ecosistema, che vede sempre più giovani startupper lanciarsi nel settore agricolo e dar vita a numerosi soluzioni digitali innovative, cercando un compromesso tra un sistema di sviluppo economico liberista e uno fortemente ancorato alle proprie tradizioni religiose e culturali, ma che ora più che mai ha bisogno dell’accesso alla conoscenza per poter far fronte alle minacce presenti e future, attraverso la rivalorizzazione delle proprie risorse naturali.

Elaborato redatto con la collaborazione di Abdourahmane Diop.


Elisabetta Demartis

Consulente soluzioni ICT per l'agricoltura e imprenditoria sociale. Co-fondatrice Yeesal Agri Hub e Agritools in Senegal