Si è conclusa il 6 marzo 2026 la nona edizione dell’Italia Africa Business Week (IABW), il forum economico e commerciale dedicato alla cooperazione tra Italia e Africa promosso dall’Associazione Le Réseau, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Tre giorni intensi tra la Farnesina e il Centro Congressi Villa Aurelia di Roma, che hanno confermato IABW come uno degli appuntamenti più rilevanti nel panorama della cooperazione internazionale italiana.

Inaugurata il 4 marzo alla Farnesina dal Vice Ministro Edmondo Cirielli, e da panel dedicato ai due anni di attuazione del Piano Mattei, l’edizione 2026 ha riunito delegazioni imprenditoriali e istituzionali da oltre dodici Paesi africani – tra cui Senegal, Costa d’Avorio, Etiopia, Egitto, Tunisia, Camerun, Benin, Zambia, Lesotho e Sudafrica – con imprenditori, investitori e rappresentanti della società civile impegnati a costruire partnership industriali, commerciali e di investimento. Durante la prima giornata alla Farnesina, sono state distribuite alcune copie del quaderno “Destinazione Africa” un quaderno realizzato da Internationalia Srl in collaborazione con Fondazione Aurora ETS per la Direzione Generale per la Crescita e la Promozione delle Esportazioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Scarica la guida “Destinazione Africa”

 

Temi strategici come green economy, infrastrutture, digitalizzazione, agroindustria, formazione e mobilità sostenibile hanno animato tavole rotonde, workshop tematici e incontri B2B/B3B. Al centro del dibattito, i due anni del Piano Mattei e il ruolo della diaspora africana come attore economico a pieno titolo, soggetto capace di facilitare investimenti, scambio e trasferimento di competenze.

Fondazione Aurora come partner dell’iniziativa

Anche in questa nona edizione, Fondazione Aurora è partner dell’Italia Africa Business Week perché pone l’accento sulle diaspore come facilitatrici di processo. Il nostro lavoro quotidiano nasce dalla stessa convinzione: costruire relazioni paritarie, durature e basate sulla fiducia richiede di valorizzare chi già vive su entrambe le sponde, conosce entrambe le realtà e sa trasformare questa doppia appartenenza in risorsa.