Da poco conclusa la due giorni di scambi e discussioni organizzata nell’ambito della seconda partecipazione di Fondazione Aurora a BookCity Milano il 19 e 20 novembre, rispettivamente alla Borsa Italiana e al MUDEC – Museo delle Culture e coordinati dalla direttrice Marta Sachy.

 

Il primo evento “Giovani imprenditori a confronto: l’impatto della pandemia su economia e lavoro in Africa” presso la Borsa Italiana ha rappresentato un importante momento di condivisione di buone pratiche imprenditoriali tra imprenditori in Senegal, Burkina Faso, Togo, Kenya e Italia, ma anche una vetrina da cui stringere nuovi partenariati transnazionali tra Africa e Italia. Ad intervenire  Layi Salami, Oumar Basse, Arsène Hema, Grace Kay Tunya, Jackson Ogonda e Dede Sonya Agbodan, con la moderazione di Cleophas Adrien Dioma

 

Per alcuni la pandemia ha rappresentato una vera e propria opportunità di scale up rapido delle proprie imprese: l’azienda di delivery senegalese Yobanté ha triplicato il volume di business penetrando in tutte le regioni del paese e assumendo forza lavoro locale; similarmente in Burkina Faso, InViis ha colto l’opportunità rappresentata dalla dematerializzazione dei servizi pubblici del paese, dal sistema di ticketing alle mappe, dalla raccolta di dati biometrici alla trasformazione digitale delle imprese locali.

 

Per altre imprese invece, i primi mesi del 2020 hanno portato ad un grave rallentamento delle attività, spingendo spesso a scegliere tra riconversione e chiusura; l’esperienza di BB Style e del Dagoretti Fashion and Design Centre sono proprio di questo avviso. Per i primi, in Italia, una delle sfide maggiori ha riguardato l’approvvigionamento delle materie prime dall’Italia e dal Togo, per Dagoretti, invece, la pandemia ha significato contrazione del mercato. Per entrambe queste realtà nel mondo del fashion la comune risposta è stata la riconversione della produzione in mascherine chirurgiche e riutilizzabili (mediante la mentorship di BB Style a Dagoretti).

 

Guardando al futuro, l’augurio è di stringere nuovi partenariati win-win, moltiplicare le vetrine online e offline dei propri prodotti o servizi, penetrare in maniera più capillare nei rispettivi mercati e riuscire al contempo a stimolare la capacità del proprio staff di innovare e trovare soluzioni creative alle sfide strutturali. Riferendosi ad esempio alla cooperativa di trasformazione agricola COTPAT in Togo, ad esempio, l’imprenditore Layi Salami ha affermato che la prossima frontiera da conquistare sarà la produzione biologica e la moltiplicazione delle vetrine di esposizione dei prodotti. 

 

Il messaggio comune per i potenziali partner italiani riuniti alla Borsa, e verbalizzato dall’imprenditore Oumar Basse, è “non vogliamo creare un impero ma una comunità”, accompagnata dall’invito a guardare verso l’Africa e creare nuove sinergie tra l’importante realtà delle piccole e medie imprese nostrane con le analoghe africane. 

 

 

Una menzione speciale trasversale a tutti gli interventi e alla stessa composizione del panel è stata riservata alle nuove generazioni, che si dimostrano capaci di decodificare aspetti essenziali sia della realtà italiana che di quelle dei paese di riferimento in Africa, diventando dei veri e propri ambasciatori del Made in Italy nel mondo.

 

L’evento del 20 novembre al Museo delle Culture “Everything must fall: Reinventing a more caring world after the crisis” si è configurato come una discussione aperta attorno al libro “Made in South Africa. A black woman’s stories of rage, resistance and progress”, tra l’avvocatessa Federica Pistorello, la psicologa Ronke Oluwadare e l’autrice Lwando Xaso

 

In una riflessione sulla realtà sul peso dei processi storici, sui percorsi di autodeterminazione degli individui e sulla cura di comunità, le ospiti hanno affrontato tematiche trasversali quali la nozione di identità e gli effetti che una definizione statica e rigida generano sui giovani con background migratorio in Italia, il divario tra i principi costituzionali e l’effettiva pratica quotidiana ma anche la sfida della letteratura come mezzo catartico di espressione e la cultura come uno spazio di giustizia che aiuta a preservare la propria memoria e quella collettiva. 

 

Riflettendo sul peso dei processi storici legati alla liberazione dall’apartheid che segnano profondamente il volto odierno del Sudafrica e la capacità di immaginarsi un futuro in un paese riconciliato, l’avvocatessa e scrittrice Lwando Xaso ha affermato “dimenticare è un atto negativo che fa abbassare la guardia e può portare al ripresentarsi delle stesse violenze e degli errori del passato. La storia è ciclica. Se dimentichi si ripete.”